Questo é il sito internet di Carien Touwen.
Qui troverete maggiori informazioni sulla scrittrice olandese.
Carien Touwen
Carien Touwen é l’autrice della raccolta "Losse Draden" (Fili Sciolti) che comprende dodici racconti dai temi
e dagli stili diversi. I diritti per la traduzione italiana sono ancora disponibili.
In maniera esemplificativa riportiamo di seguito la traduzione di due racconti "Afgrond" (Precipizio) e "Sangoma"
(Il sangoma).
Per ulteriori informazioni potete contattare (in inglese) : Carien Touwen
Precipizio
Traduzione a cura di Marta Bollini
Ansimando Irene si faceva strada nella fitta boscaglia. I rami secchi le tagliavano pungenti la pelle. Con le mani sul volto cercava a fatica di procedere. Fuggire, doveva fuggire. Non pensava a nulla, tutta la sua energia era concentrata nella fuga. Doveva scappare. Non poteva accaderle questo. Con cautela si guardò indietro mentre continuava a correre. La stavano ancora seguendo? Non vedeva nessuno. Per poco non inciampò nella radice di un albero, ma ciononostante riuscí a mantenere l’ equilibrio. La vegetazione diventava sempre piú fitta e non si scorgevano piú sentieri. Lo zaino era come piombo sulle spalle, le dita dei piedi le battevano nelle scarpe come fossero bombe ad orologeria, le ginocchia e i gomiti erano segnati da graffi e ferite sanguinanti. Doveva continuare. Il sentiero si faceva sempre piú scosceso nella foresta. Il respiro era quasi affannato tanto era difficile inalare aria fresca. Si giró di nuovo. Ora che era salita piú in alto aveva una vista migliore. In lontananza vide la sagoma di una giacca blu: Jeremy. Aveva guadagnato un distacco significativo da lui.
Se avesse superato la montagna, forse li avrebbe seminati.
Con un rinnovato impeto di coraggio corse in velocità su per la china. Il sole torrido non le faceva nulla. Era come se il suo corpo sapesse che doveva proseguire, il dolore spariva quasi in sordina in sottofondo. Sentiva di avere le ali talmente correva veloce, era come se una forza sconosciuta la stesse spingendo in avanti.
Come si era cacciata in questa situazione?. La settimana precedente aveva incontrato Jeremy in discoteca. Avevano parlato piacevolmente tutta la sera.
Tra loro non era successo nulla nonostante l’apparente attrazione reciproca.
Irene gli aveva raccontato della sua passione piú grande: il trekking.
Jeremy si era dimostrato così interessato che, spontaneamente, lo aveva invitato ad andare con lei il sabato successivo. Lui aveva accettato con entusiasmo e lei aveva atteso quella gita per tutta la settimana. Jeremy sembrava così disinvolto e sinceramente interessato, mentre gli uomini, di solito, cercavano una cosa sola. Irene sapeva di non essere per niente male e di avere uno stuolo di pretendenti che la volevano. Maledizione, come aveva potuto credere che lui fosse diverso? Avrebbe dovuto iniziare a nutrire dei sospetti quando era passato a prendere due suoi amici dopo che lei era salita a bordo. Avrebbe dovuto capire che, a quel punto, erano tre contro uno. Avrebbe dovuto ben sapere che gli uomini sono tutti uguali. Con passi pesanti correva sulla strada che si inerpicava aspra.
“maledizione, maledizione!” brontoló a mezza voce. La saliva le scorreva sulle labbra e ansimava con respiri profondi. Era ormai arrivata in cima.
Fra poco avrebbe potuto scendere a valle e trovare un nascondiglio. Il suo zaino, che poteva sembrare un peso, conteneva abbastanza roba per aiutarla sulle montagne piú inospitali. Se la cavava meglio di quei bastardi che non erano abituati a questo ambiente; questo era il suo vantaggio.
I ragazzi non avevano osato torcerle un capello finché non si erano venuti a trovare in un punto in cui la vegetazione era piú fitta. Fino ad allora era andato tutto liscio. Non erano passati nemmeno cinque minuti da quando si erano incamminati che Brandon, un tipo alto e corpulento, aveva deciso che era il momento giusto. Si era diretto verso di lei e le si era rivolto in tono volgare: “Oh puttana, penso che tu possa darmi una mano”. Con un colpo secco si era aperto la zip dei pantaloni e aveva tirato la testa di lei verso di sé. Irene, attonita, non si era nemmeno resa conto che il suo naso si trovava davanti alle parti intime di lui. Riuscendo a controllare un conato di vomito gli aveva dato un forte pugno nel basso ventre. Mentre il grasso Brandon si piegava, aveva cercato aiuto guardando Jeremy, ma nei suoi occhi aveva visto solo odio e desiderio. Aveva capito immediatamente come stavano le cose. Se fosse rimasta lí, l’avrebbero sicuramente violentata e forse sarebbe successo anche di piú. Non ce l’avrebbe potuta fare contro tre uomini. Con un salto gigantesco si era dunque infilata nella boscaglia fitta; questo era il suo territorio, qua aveva ancora una chance. Anche Jeremy e i suoi compagni erano rimasti di stucco. A quel punto Brandon aveva
gridato: “Prendete quella puttana, pagherà per quel che mi ha fatto”.
Aiutati dallo scalpiccio dei suoi passi le erano corsi dietro mentre nella sua testa riecheggiavano i rimproveri piú duri. Come mai si era meritata questo? Perché aveva nuovamente cercato di vedere qualcosa di positivo negli uomini? Veniva punita per la sua ingenuità. Se fosse uscita viva da questa situazione non avrebbe abbassato la guardia mai piú. Nessuno avrebbe mai piú avuto la sua fiducia; era evidente che al mondo non esistesse nessuno degno di meritarsela.
Infine giunse in cima. Non vedeva piú Jeremy, ma in lontananza scorgeva la maglietta rossa di Brandon. Quel ciccione l’aveva seminato velocemente.
Guardó verso il basso in direzione dell’altro versante. Che strano! Questo posto non lo riconosceva proprio. Tra gli alberi alti e la vegetazione fitta vedeva svariati spuntoni di roccia. Doveva fare molta attenzione.
Prese un altro respiro profondo e poi inizió la discesa. Correva e si fermava di continuo. Era come se le dita dei suoi piedi fossero ripiegate su se stesse contro la parte anteriore delle scarpe. La montagna si dipanava sempre piú scoscesa verso il basso. Con difficoltà riusciva a tenere sotto controllo il suo corpo. D’un tratto vide un piccolo sentiero. Cambiò quindi strada e da subito iniziò a muoversi con minor difficoltà; la piccola stradina scendeva infatti piú gradatamente. Ora se la sentiva di nuovo di aumentare l’andatura. Se solo ce l’avesse fatta! Non poteva tollerare il pensiero di subire una violenza. Ansimando prese di corsa una curva. Il sentiero terminava là improvvisamente, un precipizio spaventoso si apriva sotto di lei. Con tutta la forza che aveva tentó di fermarsi. Frena!. Con tutta la forza gettó il suo corpo all’indietro. Sbatté forte a terra, il dolore si fece sentire nei glutei mentre le pietre le pungevano la schiena.
I piedi e le caviglie erano di poco sospesi sul baratro. Aveva appena fatto in tempo a fermarsi; con cautela si tiro piú indietro. Non voleva correre il rischio che quel pezzo di terra franasse con lei sopra. Le pietre che si erano staccate finirono nella scarpata rotolando rumorose. Non appena si fu allontanata abbastanza si rimise in piedi con attenzione. Sembrava che tutto le facesse male. Si tolse alcuni sassolini dal braccio e la polvere dal sedere. Per fortuna il suo zaino aveva impedito che la sua schiena venisse perforata dai sassi. Guardó ancora un attimo quell’abisso spaventoso sotto di lei che sembrava non finire mai. Che sollievo! Per poco non ci aveva rimesso la pelle. Ad un tratto sentì gridare.
“Eccola lá” disse Jeremy. Dannazione, erano già arrivati in cima e l’avevano vista. Cosa poteva fare ora? Stava sul bordo di un precipizio, letteralmente e metaforicamente. Doveva nascondersi e sperare che non la trovassero. Se fosse tornata indietro se li sarebbe trovati proprio di fronte. Indietreggiò un poco e si infilò nei cespugli. Le spine di una pianta le graffiavano il corpo.
“Ci voleva anche questa! Come se il tutto non fosse già abbastanza!” disse sospirando. Per fortuna il cespuglio era grande, così poté infilarsi ancora un po’ piú in profondità. Con la testa piegata si fece strada tra i rami. In mezzo al cespuglio c’era una buca enorme in cui si accovacció. Era questo il miracolo di cui aveva bisogno proprio adesso?. Si sfiló piano lo zaino e si guardó intorno: sembrava la tana abbandonata di qualche animale. Ora che non c’erano piú rami che le le martoriavano il corpo si lasció cadere spossata sullo zaino. Se esisteva un posto in cui non c’era possibillità che la trovassero era quello. Tesa stava ad ascoltare se Jeremy e gli altri bastardi si stessero avvicinando. Non si ricordava nemmeno i loro nomi. Di quel ciccione di Brandon non aveva paura, se ne stava sicuramente ancora a valle a piagnucolare. Improvvisamente sentì dei passi avvicinarsi. Era chiaro che i ragazzi stavano scendendo velocissimi.
“L’ho appena vista là”.
Irene riconobbe la voce di Jeremy.
“E’ impossibile che se ne sia andata. Sarà dietro a quei cespugli” disse l’altro. Dannazione, indicavano il posto in cui stava lei? A fatica trattenne il respiro. Erano sempre piú vicini. Riuscivano a vederla?. I passi, che si susseguivano rapidi, diventarono piú pesanti e irregolari.
“Tanto ti troviamo brutta troia” disse Jeremy a scatti. L’indomabile tono minaccioso nella sua voce la fece irrigidire.
“Ti prenderemo brutta vacca, non la scampi mica!” aggiunse l’altro chiaramente affaticato. Le si bloccó il respiro, i due erano talmente vicini che pensó stessero per attraversare il cespuglio in cui si trovava lei.
Sentiva i loro respiri irregolari e i loro passi non controllati. Il cuore le si fermó. L’avrebbero trovata.
Un grido acuto e da gelare le vene le fece drizzare i capelli. Un secondo grido risuonó nell’altro in un tono piú basso. Chiuse gli occhi. L’urlo a due voci poteva essere a malapena definito ‘umano’. Le si giró lo stomaco, ma seppe trattenere la nausea il cui sapore le era salito fino in bocca. Non poteva fare rumore. Strinse i denti. Lentamente il grido si spense. Un tonfo sordo. In una calma irreale capì quel che era accaduto. Tremante rimase distesa. Quei due non le avrebbero mai piú dato alcun fastidio.
Il Sangoma
Il Sangoma (pdf)